Azienda Agricola Xiggiari

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Territorio



La Sicilia dopo la Puglia e la Calabria, è la terza regione oleicola italiana.
La trasformazione delle olive avviene negli 850 frantoi presenti in Sicilia, rappresentati in maggioranza dal sistema a ciclo continuo a tre fasi, mentre sono sempre meno presenti i frantoi con il sistema di molitura tradizionale. Questo passaggio dal sistema tradizionale a quello a ciclo continuo a due o tre fasi ha certamente contribuito all'innalzamento qualitativo dell'olio ottenuto dall'estrazione.
È presente in Sicilia anche un'olivicultura biologica che è in continua espansione sia in termini di superficie che nel numero di aziende.
Il panorama varietale olivicolo siciliano è piuttosto ampio e complesso, frutto di lunghi periodi d'adattamento ai diversi suoli e microclimi, di differenti tecniche colturali ed incroci vari. Le varietà maggiormente diffuse sono esclusivamente autoctone, tradizionali e d'antica acclimatazione, mentre sono poco rappresentate quelle di provenienza extra regionale. Le cultivar d'olivo più estesamente coltivate in Sicilia sono la Biancolilla, la Cerasuola, la Moresca, la Nocellara del Belice, la Nocellara Etnea, l'Ogliarola Messinese, la Tonda Iblea e la Santagatese. Oltre alle varietà menzionate numerose altre sono presenti nell'isola. Già nel 1937 la Società Nazionale degli Olivicoltori ha eseguito uno studio delle varietà d'olive da olio in Sicilia, che riporta più di 100nomi volgari con cui nelle varie province venivano e sono tuttora designati gli olivi coltivati. Se in molti casi si tratta di sinonimi della stessa varietà, è pur vero che il patrimonio olivicolo siciliano è molto ricco e complesso e vi sono in atto da parte di diverse Istituzione degli studi che interessano le diverse cultivar siciliane.
In Sicilia è presente sia la vecchia olivicoltura, con piante anche ultracentenarie con sesti ampi e basso investimento di piante per ettaro (non superiore a 100), che la nuova olivicoltura, fatta di oliveti intensivi con sesti più stretti e con un investimento di piante per ettaro superiore alle 200 unità. I vecchi oliveti impiantati parecchi anni fa, oltre ad un valore economico, spesso hanno anche un valore storico e monumentale.

La conduzione dell'oliveto è effettuata con le più accurate tecniche colturali che comprendono le lavorazioni del terreno con mezzi meccanici, la potatura annuale, la concimazione e l'irrigazione di soccorso.
La raccolta inizia, quando il 20-50% di drupe è pigmentato, di solito, dalla seconda decade d'ottobre fino alla terza decade del mese di dicembre. È eseguita a mano con l'ausilio di piccoli pettini (rastrellino) e di reti poste a terra sotto la chioma. Negli ultimi tempi diverse aziende olivicole ricorrono alla raccolta agevolata tramite dei pettini vibranti pneumatici o elettrici. In alcune grandi aziende è stata introdotta la raccolta meccanica integrale con macchine vibranti e scuotitrici del tronco o delle grosse branche. Le olive raccolte sono conservate in cassette di plastica forate a parete rigida di 200-250 kg e avviate al frantoio dove vengono molite nell'arco di 24-48 ore. Vi sono tuttavia ancora diverse piccole aziende che utilizzano per il trasporto dei sacchi di juta o plastica che provocano lo schiacciamento e il semi-riscaldamento delle olive con grave perdita della qualità dell'olio. Il progetto di valorizzazione e caratterizzazione degli oli di oliva meridionali ha interessato due tra le più prestigiose cultivar di olivo siciliane, la Nocellara del Belice e la Cerasuola provenienti dagli areali olivicoli della provincia di Agrigento, Palermo e Trapani. Per sei areali olivicoli delle province siciliane, particolarmente vocati alla coltivazione dell'olivo e con una tipicità della produzione, per le peculiari condizioni pedoclimatiche, per le cultivar e per i metodi di coltivazione, l'Unione Europea ha riconosciuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP).
La DOP identifica la denominazione di prodotti con qualità e caratteristiche peculiari di tipicità dovuti essenzialmente o esclusivamente al territorio di provenienza. I fattori che influenzano la qualità e la tipicità del prodotto sono sia l'ambiente geografico che comprende fattori naturali (clima e terreno), che fattori umani (tecnica di coltivazione e di gestione della coltura). Le fasi della produzione, trasformazione ed elaborazione devono avvenire in un'area geografica delimitata e caratterizzata da una perizia riconosciuta e constatata. Chi produce prodotti DOP deve attenersi a regole produttive stabilite da un disciplinare di produzione, il rispetto è garantito dall'Organismo di Controllo.

La produzione olivicola della DOP Valli Trapanesi ricade nella provincia di Trapani tra la Valle Ericina e quella del Belice, nel territorio amministrativo dei comuni di: Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi, Castellammare del Golfo, Custonaci, Erice, Gibellina, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Petrosino, Salemi, San Vito lo Capo, Trapani, Valderice, Vita.
L'olio prodotto in quest'areale risale alle dominazioni arabe e spagnole. In molte commedie latine si fa riferimento alle grosse olive dell'agro ericino conservate in salamoia d'erbe. Anche se il grosso della produzione di olive era destinato ad olio per uso alimentare domestico e farmacologico.
Le olive molite fornivano una dei grassi più importanti per l'alimentazione, sempre presente sulle mense dei Sicilioti e successivamente dei latifondisti romani. I romani, nelle grandi tenute in cui era divisa la provincia di Sicilia, ricavavano olio anche dall'olivo selvatico e dall'olivo nano; quest'ultimo era usato solo per scopo medicinale. I sistemi agricoli arabi mantennero tra le colture arboree quello dell'olivo e importarono dall'Africa piante di minore dimensione, ma a più alta produttività. Furono soprattutto i Berberi che diffusero nel trapanese l'olivo saraceno. Anche per loro la produzione di olio era a scopo alimentare e domestico. Durante il quindicesimo secolo nel territorio provinciale si registra un grosso incremento della produzione di olio.
Ai primi del novecento l'olio di Trapani si affaccia a pieno titolo sui mercati dell'olio di qualità, fino ad arrivare ai giorni nostri con la presenza degli oli trapanesi nelle principali fiere ed esposizioni internazionali e, cosa molto importante, nelle tavole dei buongustai di ogni parte del mondo.

Le cultivar d'olivo che concorrono a questa DOP sono la Cerasuola e la Nocellara del Belice da sole o congiuntamente in misura non inferiore all'80%, concorrono altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 20% (art.2 disciplinare di produzione).


Art. 6 - CARATTERISTICHE AL CONSUMO
L'olio di oliva extravergine a denominazione di origine controllata "Valli Trapanesi", all'atto dell'immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
  • colore: verde con eventuali riflessi giallo oro;
  • odore: netto di oliva con eventuali toni erbacei;
  • sapore: di fruttato con sensazione leggera di piccante e di amaro;
  • punteggio minimo al panel test >= 6,5;
  • acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
  • Numero di perossidi <= 10,00 meq 02/kg;
  • K232 <= 2,20
  • K270 <= 0,15
  • ΔK<= 0,005
  • Acido linolenico <= 0,8%
  • Acido linoleico <= 12,00%
  • Acido oleico >= 70%