Azienda Agricola Xiggiari

caricamento . . .

Contaminazione

Contaminazione

Se fino ad ora sono stati descritti i fattori che rendono eccezionale un olio, non solo dal punto di vista organolettico, ma anche per i suoi effetti salutistici, non bisogna trascurare degli aspetti importanti legati alle possibili contaminazioni esterne che un olio potrebbe subire durante le fasi di produzione delle olive prima, dell’olio poi ed anche nelle successive fasi di conservazione ed imbottigliamento.
Le possibili fonti di contaminazione possono essere per esempio pratiche agronomiche (pesticidi), cessione da parte di macchinari e contenitori, coadiuvanti tecnologici, inquinamento ambientale di origine industriale ed urbana.
I prodotti chimici che consentono un buon controllo della mosca olearia appartengono principalmente al gruppo degli insetticidi organofosforici e fra questi i più utilizzati in passato sono stati il fention, il dimetoato, il paration-metile, il metidation e il paration-etile.
La quantità di questi residui negli oli di oliva dipende anche dal suo processo di trasformazione. Per ottenere un litro di olio sono infatti necessari da circa 5 a 10 kg di olive, per cui gli eventuali residui di alcune tipologie di fitofarmaci presenti nel frutto saranno presenti in concentrazioni molto basse nell’olio, ritrovandosi maggiormente nelle acque di vegetazione, non costituendo pertanto un pericolo per la salute del consumatore. Da parecchi anni ormai su oli prodotti nella provincia di Trapani sono state effettuate dal gruppo del Prof. Dugo indagini analitiche per verificare la presenza di residui di fitosanitari, ma nella quasi totalità dei casi i residui erano fortunatamente al di sotto del limite di rivelabilità.
Per garantire la qualità e la genuinità degli oli di oliva risulta indispensabile condurre indagini volte anche alla ricerca di plastificanti, costituenti dei materiali plastici utilizzati per il confezionamento e per la costruzione dei tappi salvagoccia, che possono essere potenzialmente implicati in fenomeni di migrazione.
A tal proposito il Prof. Dugo, coadiuvato da varie figure professionali, quali un illustre medico che si occupa di scienze dell’alimentazione, un biotecnologo ed un ingegnere dei materiali, ha curato la stesura di un libro dal titolo “I contenitori in plastica per gli alimenti" (casa editrice Chiriotti Editori di Torino), in cui viene evidenziato che l’uso degli ftalati, che costituiscono attualmente il più importante gruppo di plastificanti (in particolare il bis(2-etilesil)ftalato (DEHP)) dovrebbe essere limitato ai soli alimenti a carattere acquoso, perché vengono estratti ed assorbiti a contatto con i grassi e con gli oli. Da anni inoltre il Prof.
Dugo rilascia all’APOM una originale certificazione riguardante gli eventuali residui di plastificanti negli oli di oliva, in cui, non esistendo una normativa ufficiale nel settore oleario, l’unico riferimento è costituito dai valori di orientamento della BNN (Bundesverband Naturkost Naturwaren), stabiliti a Colonia nel 2006, relativi ai residui tollerabili di ftalati e adipati su oli biologici, calcolati sulla base di una media giornaliera di consumo dei grassi.